news 19.04.2016

Alla scoperta dei luoghi della Resistenza tra le Dolomiti Patrimonio dell’umanità

Alla scoperta dei luoghi della resistenza tra le Dolomiti Patrimonio dell’Umanità. Il 25 aprile è la giornata ideale per andare a curiosare tra le montagne, anche se queste mete sono valide per tutta la bella stagione.
 

In Val del Mis, oggi alle porte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, trascorsero un periodo abbastanza breve i partigiani balordi e tenerissimi raccontati da Luigi Meneghello, allora giovane studente di lingue dell'Università di Padova, nel suo  romanzo “I piccoli maestri”. Settant'anni fa in Val del Mis ci si sentiva “ assurdamente soli, per chilometri e chilometri e chilometri”, e così oggi: la valle risuona del gorgoglio allegro del torrente, che riluce verdeacqua nelle vasche scavate tra le fronde. E basta: davvero qui siamo nelle Dolomiti più selvareghe (il bellunese per “selvagge”) e immacolate, e i pochi piccolissimi centri abitati sono stati nel frattempo abbandonati, a causa della nuova diga degli anni Sessanta, della scomodità da fine del mondo, dell'alluvione del '66. Ma i fantasmi di quei paesi esistono ancora, silenziosi e placidi al sole, e si chiamano Gena Alta e Media,  o California. La Val del Mis è tutta da esplorare, ancora oggi, ed è il luogo ideale per chi ama la montagna dei silenzi, in cui è raro incontrare anima viva, o i luoghi freschissimi d'acqua anche nelle estati più torride, luoghi in cui camminando anche poco, senza fare troppa fatica, ci si trova già in un angolo esclusivo di paradiso.
 

Più in alto, in una zona ben più frequentata del Mis, cominciò la Resistenza di Giovanna Zangradi, pseudonimo di Alma Bevilacqua, originaria di Bologna ma fin da giovanissima trapiantata a Cortina d'Ampezzo, dove negli anni Quaranta faceva la maestra. Già allora e ai suoi occhi Cortina era di una bellezza inarrivabile – ecco le sue parole: “Sotto la mia casa alta sul pendio sta la conca superba di questa cittadina, le sue montagne inimitabili: penso che sia la conca più bella che esista nelle Alpi e forse nel mondo, è perfetta in tutto, dalle cime così disposte a gruppi, non vicine, non troppo incombenti, al verde dei prati estivi, alla vastità morbida del candore invernale. Perfetta. (…) Perfette, le cose perfette. Di fuori”.
 

Cortina non serve certo presentarla, perché al di là dell'attrattività turistica di massa e la sua dimensione glamour, resta circondata da una corona di crode di una bellezza insieme raffinata e plateale, che fa quasi male, specie quando il cielo è nitido e le montagne si caricano di colori drammatici, all'imbrunire.
 

All'indomani dell'8 settembre 1943, quando Trento e Bolzano vennero di fatto annesse al III Reich, anche Cortina venne trascinata di là dal confine, e fu ripristinata la Dogana vecchia – ancora oggi c'è la località omonima, poco sotto al paese. Giovanna Zangrandi era maestra a Cortina e a Pieve di Cadore (“in Italia”): aveva perciò la possibilità di passare con facilità il nuovo confine: la sua avventura in Resistenza cominciò così, aiutando i prigionieri a scappare in treno da Cimabanche, e continuò sugli sci, a piedi o in bicicletta, tra le crode e i piccoli paesini dell'alta provincia di Belluno. Il suo diario di quei mesi, bellissimo, è diventato un libro abbastanza raro ma assolutamente da recuperare, “I giorni veri”.
 

Per chi volesse ripercorrere almeno in parte le sue tracce – anche perché a percorrerle tutte ce ne vogliono, di gambe – consigliamo innanzi tutto di salire dal passo Giau al rifugio Croda da Lago. È questa una gita bellissima, adatta praticamente a tutti, tra le più frequentate (giustamente) da chi soggiorna a Cortina.

 

Per chi invece cercasse soprattutto silenzio e solitudine, oltre alla bellezza del percorso e dei panorami, suggeriamo una gita al rifugio Galassi, in Cadore: nei ricordi della Zangrandi il Galassi è una parentesi di pace tra le mirtillaie e i ghiacciai, con gli agnellini partoriti nel sottofondo lontano dei bombardamenti e l'altissimo Antelao.

 

Ultimo rifugio che scegliamo tra i vari citati ne “I giorni veri” è il Venezia, ai piedi del Pelmo. Viene raccontato dalla Zangrandi in occasione del triste evento del settembre del 1944, quando venne bruciato e raso al suolo dai tedeschi. Oggi il rifugio Venezia è il punto di arrivo di una lunga passeggiata comoda con vista Pelmo – si parte dal rifugio Staulanza, poco sopra Forno di Zoldo, e si cammina diverse ore gustandosi splendidi paesaggi, fischi di marmotte e, su tutto, le crode maestose del Caregon del Padreterno.