news 07.07.2014

Fuori dal Mondo, sulle Dolomiti bellunesi

Una vacanza all’insegna della pace assoluta, in alta quota. Tra rigeneranti camminate, piatti gustosi e grandi silenzi, visita a 4 rifugi lontani da tutto, tra le montagne più belle del mondo.

Estate nel Bellunese è sinonimo di spettacolari camminate in montagna. Ce ne sono per tutti i gusti: crode selvagge – dove si incontra “sì e no un pazzo ogni trecento anni”, direbbe Dino Buzzati – o dolci altipiani, profumi di bosco o di alpeggio, angoli riservati a pochi esperti o piazze d’alta quota. Per chi cerca la pace, per chi vuole uscire dal mondo almeno qualche giorno, in vacanza, le Dolomiti Bellunesi regalano luoghi di solitudine dei quali è quasi inevitabile innamorarsi. L’agenzia giornalistica di informazione turistica AIT Dolomiti ha scelto quattro rifugi alpini lontani da tutto e tutti, dove riposarsi e rigenerarsi all’ombra di alcune tra le montagne più belle del mondo.

1) RIFUGIO CHIGGIATO, 1911 metri

Il rifugio Chiggiato ti aspetta accogliente, dopo una camminata nel bosco. La vista ampia delle Marmarole, tutto attorno, è quasi un sollievo. Non ci si aspetti un rifugio in legno scuro e cuori intagliati: il Chiggiato è una struttura compatta in pietre chiare, ingentilita dai balconi azzurro bianchi che la rendono perfettamente coerente con le crode sullo sfondo, il cielo e il verde brillante dei prati.

Queste Dolomiti qui, quelle che guardate a bocca aperta dalla terrazza panoramica, sono Dolomiti selvagge. Qui “non nevica firmato”, come direbbe Mauro Corona. Le crode sono aspre, il silenzio è quasi assoluto, disturbato da qualche pigro calabrone e dai tuoni dei temporali estivi – meravigliosi, dal rifugio.

Al Chiggiato ci si arriva solo facendo fatica: nessuna scorciatoia possibile. È un luogo tranquillo, dove fermarsi a chiacchierare al sole con altri camminatori – sudati come voi, come voi in cerca di pace, panorami mozzafiato e un'ottima cucina.


INFORMAZIONI

Dove: in comune di Calalzo di Cadore, in località monte Pianezze (col Negro) nel gruppo delle Marmarole Centrali, tra la Croda Bianca e il Cimon del Froppa.

Come arrivare: 1) dalla Val Vedessana, La Stua, a 1125 m, si sale lungo il sentiero 261 per il Tabià de Costa Piana. Ore 2,15.

2) dalla Val d'Oten, Ponte Diassa, a 1133 m, si sale lungo il sentiero 260. Ore 2,15.

3) da Auronzo di Cadore, Val da Rin, si parcheggia allo chalet “la Primula”. Si risale la Val Baiòn fino alla forcella (2234 m) lungo il sentiero 270, si prosegue lungo il sentiero 262 fino a forcella Sacù (passaggio delicato), quindi per il sentiero 260 fino al rifugio. Ore 6,30.

http://www.rifugiochiggiato.it

Il piatto del Rifugio: le Marmarole

Il rifugio Chiggiato è molto amato per la sua cucina, che spazia dai piatti più tipici – la minestra d'orzo, il pastin, il baccalà (!) – a ricette più ricercate, come gli gnocchi di patate ripieni di radicchio di monte e le tagliatelle ai mirtilli con ragù d'anatra.

Quello del rifugio è insieme un piatto unico e un'impresa. Ordinare il Marmarole significa prepararsi a mangiare – nell'ordine, o meno: polenta (quella del Chiggiato, fatta con un mix di tre farine diverse), funghi e cappucci, costolette d'agnello, salsiccia, formaggio fuso e canederlo. Una rappresentanza più che esaustiva dei gusti dolomitici. É bene prevedere una lunga sosta digestiva, e magari programmare solo discese, per il resto della giornata.


2) RIFUGIO CARDUCCI, 2297 metri

A più di duemila metri di altitudine, circondato da una corona di crode aspre, il rifugio Carducci è uno di quelli dei quali ti innamori.

Perché ci si arriva solo a piedi: pur essendo poco distante dalle Tre Cime di Lavaredo – la piazza di Spagna delle Dolomiti – è un'oasi di pace. Perché capita di arrivare sulla spianata sotto la Croda dei Toni (“piena di mistero”, per Dino Buzzati) ed essere accolti dalle note dei Pink Floyd.

Perché è il posto in cui arrivi a sera tarda – dopo aver camminato tanto, lungo la Strada degli Alpini o la ferrata Cengia Gabriella – e ti ritrovi a cantare Bob Dylan per ore, seduto sui tavoli della sala da pranzo, al caldo della stufa. Gli stessi tavoli sui quali passerai la notte, se le camerate sono già piene.

Va al Carducci chi ha bisogno di uscire dal mondo per un po', e vuole farlo ridendo – talvolta ballando.


INFORMAZIONI

Dove: in comune di Auronzo di Cadore, Alta Val Giralba. Vicino alle Tre Cime, alla Croda Rossa, al Popera, sotto la Croda dei Toni

Come arrivare: 1) da Auronzo, si parcheggia in località Giralba – Pian della Velma, a 980 m (si devia a destra dalla strada per Misurina, poco dopo Auronzo). Si risale tutta la val Giralba lungo il sentiero 103. Ore 4,00 

2) dal rifugio Auronzo alle Tre Cime di Lavaredo, 2320 m. Si parcheggia presso il rifugio (previo pagamento del pedaggio lungo la strada che sale alle Tre Cime subito dopo il lago d'Antorno, a Misurina). Lungo il sentiero 101 si raggiunge il rifugio Lavaredo (2344 m), quindi il rifugio Pian di Cengia (2528 m) sul sentiero 104, il rifugio Zsigmondy-Comici (2224 m), infine il Carducci sul sentiero 103. Ore 3,30.

3) da Moso di Sesto Pusteria, si parcheggia al Dolomitenhof, a 1454 m. Si risale la Val Fiscalina – sentiero 103 – fino al rifugio Zsigmondy-Comici (2224 m), quindi si sale fino al rifugio Carducci. Ore 3,30.

4) accessi anche dal rifugio Berti al Popera (1950 m), per esperti: vie ferrate Roghel e Cengia Gabriella e Strada degli Alpini.

http://www.rifugiocarducci.eu

Il piatto del Rifugio: i Canederli

Il rifugio Carducci è famoso per i suoi canederli. Se arrivate presto, una mattina, potreste trovare il gestore, Giuseppe Monti, impegnato a impastare gli gnocchi di pane verdi rossi e bianchi: il tris classico del rifugio è spinaci, rape e formaggio.

Per gli gnocchi di spinaci: tanto pane quante erbe (saltate con aglio, sale e noce moscata), un po' più di metà del corrispettivo in formaggio grana, uova, latte, sale. Così per le rape rosse, che vengono cotte e tritate fino a diventare una crema, insaporita con cannella e cipolla cruda sbriciolata. Nei canederli bianchi il formaggio è ¾ rispetto al pane utilizzato; il sapore viene ingentilito dall'erba cipollina e dal prezzemolo. Nel piatto vanno scolati tre canederli, uno per colore, bagnati di burro fuso, formaggio grana e semi di papavero.


3) RIFUGIO LORENZI, 2984 metri

Al Lorenzi, così in alto, ci si arriva anche senza fare fatica. Se ne sta appollaiato in forcella a pochi metri dalla stazione d'arrivo della cabinovia Valgrande-Stounìes. Non è un posto dove cercare il silenzio, quindi. Per lo meno, non in agosto, e non a pranzo quando il sole schiocca e la terrazza si affolla di facce rivolte al cielo.

Attenzione alle vertigini, che qui sono davvero in agguato. Cento anni fa, poco distante dallo spiazzo su cui sorge il rifugio, qui c'era il presidio dell'esercito italiano: ecco i resti di alcuni sentieri e costruzioni militari. Non ci si pensa, di solito, ma la Prima Guerra Mondiale sulle Dolomiti è stata un capolavoro di logistica. I soldati stavano quassù mesi interi, col ghiaccio e con la neve, cucinavano e si lavavano, dormivano, combattevano appesi al cielo.

Oggi l'atmosfera è decisamente più allegra. La vista resta clamorosa. Per i fan di Sylvester Stallone: la stessa che si apprezza nel film “Cliffhunger”, girato in larga parte tra queste crode.

INFORMAZIONI

Dove: in comune di Auronzo di Cadore, in località Forcella Stounìes, sul gruppo del Cristallo.

Come arrivare: 1) da Cortina d'Ampezzo, Rio Gère, a 1698 m, con seggiovia al rifugio San Forca e ovovia.

2) dal passo Tre croci, a 1805 m, o dal rifugio San Forca, a 2235 m, si sale lungo il sentiero 203 fino a forcella Son Fòrcia, quindi per la Grava di Stounìes. Ore 4,30 o 2,15.

3) da Cimabanche, a 1530 m, si sale lungo il sentiero 223 per la val Pra del Vècia, forcella Verde, Graon del Forame, forcella Grande, quindi sentiero attrezzato Di Bona fino a forcella Stounies e al rifugio. Ore 5,00.

 http://www.rifugiolorenzi.it

Il piatto del Rifugio: i casunziei all'Ampezzana

I casunziei sono dei ravioli di pasta all'uovo ripieni di rape rosse. Sono il piatto popolare della valle d'Ampezzo – quella di Cortina, per capirsi. La famiglia Larese, che gestisce il rifugio, li fa così: insaporisce le rape e una grossa patata su un soffritto di cipolla, aromi di noce moscata e parmigiano. Tira la pasta a sfoglia sottile e ne ricava dei cerchi di 10 centimetri, che vengono riempiti di rape e chiusi a mezzaluna. Una volta bolliti, i casunziei sono cosparsi di burro fuso e guarniti di ricotta e semi di papavero.

Per chi non riuscisse a salire sul Cristallo, la famiglia Larese gestisce anche un piccolo ristorantino a Belluno, il Terracotta, dove si consiglia di prenotare per una cena luculliana (o un pranzo all'aperto) a base di cervo.


4) RIFUGIO TORRANI, 2984 metri

Se chiedete a qualcuno a cui piace andare in montagna, andarci per davvero, quale sia il rifugio fuori dal mondo dove bisogna assolutamente passare, sulle Dolomiti, la possibilità che risponda “il Torrani” è alta.

Non è facile arrivarci: casco, imbrago, ferrate. Non è un rifugio per tutti, ma ai fortunati offre un riparo sghimbescio in un contesto quasi lunare. Sta aggrappato alle rocce chiare del Civetta, “la più grandiosa muraglia delle Dolomiti” secondo Dino Buzzati, che la paragonava a un organo immenso.

Sta quasi in cima, a tremila metri di quota, e dà riparo agli alpinisti che lo adocchiano da sotto, con i balconi rossi allegri e la bandiera dell'Italia che sventola impazzita.

Non è un rifugio facile, certe comodità, qui, bisogna dimenticarsele. E però: la vista. Al tramonto, all'alba, di giorno con il sole che splende, di notte, non ci sono paragoni con la vista che si ha dal Torrani. Quando il cielo è nitido – dopo il vento da nord – si vede giù fino alla laguna di Venezia, e a est il golfo di Trieste, fino alla Slovenia. Dal mare di nuvole spuntano le navi di roccia del Pelmo, e poi l'Antelao, il Duranno...

Una curiosità: il Torrani è uno dei pochi rifugi dedicati al ricordo di una donna. Maria Vittoria Torrani era un'alpinista milanese che nel '35 (nel '35 non c'erano molte donne alpiniste) morì travolta da una valanga mentre faceva sci alpinismo in Svizzera, insieme a tre amici.


INFORMAZIONI

Dove: in comune di Zoldo Alto, in località Pian de la Tenda, sul Civetta.

Come arrivare: la salita al rifugio Torrani è riservata ad alpinisti esperti e attrezzati. 1) da Casera de la Grava, a 1627 m, si sale lungo il sentiero 557 fino alla forcella de la Grava, si prosegue per il Passo del tenente e la via normale alla Civetta. Ore 4,00.

2) dal rifugio Coldai, a 2132 m, si sale per Porta del Masaré lungo il sentiero 557, quindi si prosegue per il Passo del tenente e la via normale alla Civetta. Ore 4,30.

3) dal rifugio Vazzoler, a 1714 m, si sale per Pian de le Taie lungo il sentiero 555, si svolta a sinistra sul sentiero 558 fino al Van de le Sasse e di nuovo a sinistra con ferrata Tissi (difficile) fino al Pian de la Tenda.

Il piatto del Rifugio: trippa e pollo al curry

Gestire un posto come il Torrani, più che un lavoro, è un servizio per gli amanti della montagna. Che ricambiano, non a caso. Il rifugio lo gestisce Venturino De Bona, insieme alla moglie vietnamita. La ricetta del rifugio non è un prevedibile polenta e gulash: al Torrani il piatto forte è il pollo al curry alla vietnamita.

Al soffritto di cipolla si aggiunge il pollo a tocchetti con sale e pepe, dopo un minuto la salsa di soia e il curry in polvere, dopo tre minuti il latte di cocco. È pronto in dieci minuti.

Per i palati più tradizionalisti, il gestore propone la trippa, con l'immancabile polenta. In cucina la pentola della trippa borbotta per ore, tra profumi di sedano e carote, cipolla, pomodori, salvia e rosmarino.