news 05.01.2015

Il Carnevale sulle Dolomiti bellunesi, tra maschere di legno e montagne di vetro

Il carnevale, in montagna, è un'altra cosa. Prendete Venezia, Viareggio o Ivrea e dimenticateli: preparatevi a una festa di paese, tra maschere intagliate e spettacolari montagne di vetro – rese ancora più luminose dall'aria gelida di febbraio. Quello delle Dolomiti è un territorio complesso, e non solo dal punto di vista geografico: alcune delle differenze tra valle e valle sono evidenti anche agli occhi del turista più sovrappensiero. Il carnevale non fa eccezione. Quasi ogni vallata ha le sue tradizioni, più o meno radicate, per celebrare la festa ribelle del rovesciamento dei ruoli. Eppure capita di scoprire, a sorpresa, simbologie condivise da territori anche molto distanti – magari separati da una catena imponente di crode. Imperdibili, nel Bellunese, sono il carnevale di Fornesighe e quello di Sappada.
Fornesighe è un piccolo paese zoldano aggrappato su un costone assolato. Si incrocia salendo verso passo Cibiana da Forno di Zoldo. Le case sono rimaste più o meno quelle di secoli fa, in legno e pietra, con i ballatoi coperti da graticciati e i piani multipli che si riducono se visti da monte. Le viuzze di sassi si arrampicano testarde e si infilano tra vecchi fienili e abitazioni ormai disabitate.
Durante il Carnevale le stradine ghiacciate di Fornesighe si riempiono di gente. Nelle corti illuminate gli artigiani intagliano le maschere di legno per l'annuale concorso di volti lignei (il tema di quest'anno, in un guizzo di ottimismo, è “il futuro”), il fuoco scoppietta nelle case aperte ai visitatori, c'è chi suona l'armonica e qualche vecchina continua a cucire scarpet (le scarpine di stoffa di cui erano maestre le donne del posto) con espressione imperturbabile.
A Fornesighe carnevale cade sempre nel primo weekend di febbraio: questa è terra di gelatai, la scansione delle stagioni (e delle feste) è dettata dai tempi degli emigranti. Il primo weekend di febbraio è il momento della Gnaga. La Gnaga è la protagonista del carnevale di Fornesighe: una vecchia grinzosa che arranca per le vie del paese, portando a spalla un ragazzino spavaldo. Al suo seguito, un corteo di maschere tradizionali: il matazin, coloratissimo e rumoroso, il coco di lana bianca, gli sposi, l'ampezana, i musicisti fracassoni. Fuori dalla vecchia latteria (che da sola merita la visita), i turisti si mescolano con la gente del posto, si scaldano sorseggiando vin brulè e si godono la vista, magnifica, su Tamer, San Sebastiano e Spiz di Mezzodì.
Fornesighe si conquista il sole ogni giorno, aggrappata com'è al pendio ripido del colle. Sappada, invece, se ne sta placida in una valle sempre illuminata. Su su in cima al Bellunese, a due passi dall'Austria, parla uno strano dialetto vicino al bavaro-tirolese. Può forse far sorridere pensare che il Piave, fiume sacro alla patria, nasca in quella che di fatto è un'isola linguistica germanofona. L'origine di Sappada si perde nella leggenda – profughi o minatori, chi lo sa: fatto sta che, a un certo punto, attorno all'XI secolo, alcune famiglie scesero da nord e cominciarono a costruire case: con il passare del tempo, le abitazioni sparse sono diventate 15 borgate, un paese.
Il carnevale di Sappada (Plodar Vosenòcht) è abitato da omoni burberi vestiti di folte pellicce d'orso e pantaloni a righe da carcerato. I Rollàte, con la loro maschera di legno dai grandi baffoni, i campanacci alla cinta e la scopa di saggina per spaventare i bambini, sfilano lungo le vie del paese durante tutto il periodo di carnevale. Oltre ai Rollàte, Sappada si riempie di figure mascherate di ogni tipo: per strada si incrociano facce ridicole o spaventose, tutte intagliate nel legno.

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