evento 24.03.2014

La giornata del gelato sulle piste da sci

Il 24 marzo è la giornata europea del gelato. Nello zoldano, terra di gelatieri e di montagne patrimonio Unesco, si festeggia sciando

Quando si nominano le Dolomiti, ecco la natura incontaminata, lo sci, i canederli e l’arrampicata: il gelato certo non è tra le prime immagini che vengono in mente, pensando alle montagne rosate. E invece. Buona parte dei gelatieri italiani all’estero sono bellunesi – o discendono da emigrati bellunesi. Non è un caso, allora, se l’impulso per organizzare la giornata europea del gelato artigianale sia partito proprio da Longarone, che ogni anno da più di mezzo secolo organizza la fiera internazionale del gelato.

Il 24 marzo nelle piazze di Spagna, Francia, Germania, Austria, Portogallo, Repubblica Ceca, Olanda e Italia si festeggerà il dolce cremoso senza il quale non è possibile immaginare l'estate. Dal Parlamento Europeo alle piste da sci delle Dolomiti, il 24 sarà un giorno di degustazioni. 

Nel Bellunese si festeggerà anche sulla neve: in val di Zoldo i golosi scieranno gratis. Basterà presentarsi alla stazione di partenza della cabinovia Pian dei Crep, a Pecol, muniti di scontrino o biglietto da visita di una gelateria per ottenere uno skipass giornaliero gratuito. Le piste zoldane fanno parte del comprensorio SkiCivetta, che comprende anche gli impianti della val Fiorentina e di Alleghe.

Zoldo, del resto, è regno di gelatieri. Da sempre: nell'Ottocento gli zoldani vendevano pere cotte, castagne e biscotti in giro per l'Italia, nel Novecento le pere cotte sono diventate sorbetti, quindi gelati. E gli zoldani hanno scoperto la passione tedesca per la loro arte. Ancora oggi moltissime delle case dai balconi chiusi durante l'estate sono le abitazioni invernali dei gelatieri che fanno stagione a Monaco, a Norimberga, a Bonn.

In val di Zoldo ci sono alcune delle gelaterie migliori delle Dolomiti. Nocciola, frutti di bosco, yogurt: per palati poco abituati al prodotto artigianale, il gelato quassù è tutta un'altra esperienza. Se poi arriva dopo una bella camminata intorno al Pelmo, o una sciata con vista Civetta, ancora meglio. Tra passeggiate, antiche chiesette, tabià di legno e paesi abbarbicati ai pendii (Zoppè di Cadore e Fornesighe, poco prima di Forno di Zoldo, sono due gioielli), lo zoldano è davvero ricco di luoghi da scoprire.

Non solo lo zoldano, del resto: separata da una catena di crode, spostata di poco a nord-est, c'è la valle del Cadore, famosa per le occhialerie e per le pennellate luminose del Tiziano (nato a Pieve di Cadore verso la fine del Quattrocento). Cortina sta su in cima, abbracciata da una corona di crode aggraziate, mentre a sud Longarone e le sue imprese (Mig – mostra internazionale del gelato – compresa) segnano il passaggio in val Belluna.

Il 24 marzo la giornata europea del gelato sarà festeggiata anche nel capoluogo: in occasione della celebrazione (dalle 11 a Palazzo Piloni, Belluno) Longarone Fiere presenterà “Le terre dei gelatieri”, un progetto di promozione delle vallate che hanno prestato tanti mastri gelatieri un po' ovunque, in tutta Europa.

Quello bellunese è un territorio complesso, fatto di montagne a volte aspre, vallate strette e natura incontaminata. Un territorio per secoli fortemente segnato dall'emigrazione, che oggi punta al turismo e alla valorizzazione delle sue ricchezze, montagne in primis. Non in molti lo sanno, ma la maggior parte delle Dolomiti patrimonio Unesco si trovano in provincia di Belluno. Il 24 marzo può essere un'occasione insolita per cominciare a scoprire le particolarità di questa zona, che sorprende con piacevoli sciate sotto il sole primaverile, gelato alla nocciola e paesaggi mozzafiato.

 

L'INCONTRO CON L'EX GELATIERE MAURIZIO DE PELLEGRIN 

Il 24 marzo, giornata europea del gelato, Maurizio De Pellegrin sarà sulle piste, a Pecol, intento a preparare coni cremosi e a distribuirli agli sciatori che, per quel giorno, potranno sciare gratis in val di Zoldo. De Pellegrin ha fatto il gelatiere in Germania per quarant’anni. Come moltissimi zoldani (lui è di Fornesighe, piccolo paese di terrazze in legno abbarbicato su un pendio) ha cominciato a fare stagioni prestissimo: a undici anni, per la prima volta, ha trascorso le vacanze scolastiche dietro al banco della gelateria dei suoi, a Wiesloch, un comune di meno di 30mila abitanti vicino a Heidelberg, nel Baden-Württemberg.

“Non è una vita facile, quella del gelatiere – racconta De Pellegrin ad AIT – perché lavori continuamente. Me la ricordo, la mia prima stagione, a diciannove anni: nel weekend tutti andavano in piscina, e io lì dietro al banco. È stata dura”. In Germania, dove non c’è obbligo di chiusura settimanale, le gelaterie stanno aperte anche tutti i giorni, tutto il giorno. “Da metà febbraio fino a metà ottobre vivevo una vita, poi tornavo a Fornesighe e ne vivevo un’altra: a me non è dispiaciuta, questa vita da emigrante. Non mi ha mai annoiato”.

La gelateria Dolomiti, poi De Pellegrin, era stata fondata dal padre di Maurizio nel ’56. “Aveva già venduto gelati, in Liguria, prima della guerra in Albania, e aveva imparato il tedesco in Svizzera: quando un compaesano che stava a un centinaio di chilometri da Wiesloch gli ha detto che si guadagnava bene e che c’era una possibilità, i miei sono partiti”. Tra zoldani ci si è molto aiutati, all’estero: come alla fine dell’Ottocento, quando le prime compagnie di trenta, quaranta persone partivano insieme verso la bassa per vendere pere cotte, caldarroste, biscotti. “Chi si era già sistemato prestava anche soldi, ai nuovi arrivati, e senza interessi. L’amico di mio padre gli mandò un dipendente per qualche mese, a insegnargli a fare il gelato”.

I gelatieri zoldani sono andati un po’ ovunque: sono stati loro a rendere il gelato un prodotto popolare in tutta Europa. Chissà perché proprio il gelato: “Non si sa, la storia non è chiara. Qualcuno deve avere imparato a farlo, forse a Firenze, forse nell’ex-Jugoslavia, ha scoperto che il lavoro rendeva e lo ha insegnato agli altri”. Moltissimi dei gelatieri zoldani si sono stabiliti in Germania: “Lì il gelato veniva considerato un alimento già 40, 50 anni fa, quando qui in Italia era ancora un prodotto di nicchia. Mica come oggi, che ormai si aprono gelaterie ovunque, e per meno di 30mila euro hai il tuo negozio”.

Oggi De Pellegrin è in pensione, e vive a Fornesighe: “Noi montanari siamo come i salmoni: torniamo a morire dove siamo nati”. Sua figlia lavora a Milano, in un’azienda: la gelateria l’ha venduta ai suoi dipendenti storici, due fratelli portoghesi: “C’è un paesino, in Portogallo, che è come Zoldo qualche decina di anni fa: a metà febbraio partono tutti e vanno a fare gelati in Germania”. Succede sempre più spesso che i gelatieri zoldani, ormai anziani, si trovino a cedere l’attività ai loro dipendenti storici – portoghesi o trevisani, poco cambia. I figli vogliono seguire la propria strada, e la vita del gelatiere non è particolarmente facile: “Però a me manca. Mi manca chiacchierare con i clienti. Quando rientravamo a Wiesloch, a fine febbraio, la gente ci accoglieva come rondini: portavamo loro la bella stagione, anche se magari nevicava ancora. E poi mi manca il gelato: mangiarne finché ne ho voglia, leggendo il giornale, la sera”.