news 20.01.2017

La neve è arrivata sulle Dolomiti bellunesi, inizia la stagione delle ciaspe

Tutti gli itinerari per scoprire paradisi inesplorati

Finalmente è arrivata la neve, quella vera. Ed è arrivato il  tempo per gli appassionati delle ciaspe che così potranno esplorare  e cercare nuovi itinerari alla scoperta di luoghi incontaminati tra le vette delle Dolomiti Bellunesi.

 

Le ciaspe – o ciaspole, o racchette da neve – sono un attrezzo tecnico utilizzato, insieme ai bastoncini, per camminare sulla neve fresca. Oggi ce ne sono di tanti tipi, specializzate per le diverse qualità di neve, ma tutte, essenzialmente, servono per impedire alla gamba di sprofondare nella neve, e consentire al viandante naso all'aria di galleggiare sul manto più o meno compatto e godersi il paesaggio, evitando continue faticose interruzioni.

 

Le escursioni con le ciaspe, nelle Dolomiti Bellunesi, sono sempre più amate sia dai locali che dai turisti. Come lo sci alpinismo, anche le ciaspe sono, in tempi di crisi, una validissima alternativa ai costosi ski-pass, e regalano la preziosa possibilità di immergersi in paradisi inesplorati di silenzio e solitudine – ben lontani dagli affollati caroselli sciistici. A volte capita di essere i primi a raggiungere una spianata, una forcella o un rifugio subito dopo una nevicata. Le uniche impronte sono quelle sporadiche delle bestie: nessuno è passato di qui, prima di noi. Lasciamo tracce da Big Foot per gli eventuali ritardatari.

 

Le Dolomiti Bellunesi innevate offrono agli esploratori con racchette un'enormità di itinerari da scoprire (o riscoprire) ciaspe ai piedi. E sono talmente tanti e sparsi, questi itinerari, che è davvero molto probabile non incontrare nessuno – o ben pochi altri ciaspolatori – lungo il cammino. In questo senso, di certo aiuta il fatto che la camminata con le ciaspe – più ancora della camminata in montagna estiva – è un percorso lento di conquista della meta. Niente skilift o seggiovie: con le ciaspe si sale umili, in punta di piedi, senza confusione, e ci si conquista la vetta passo passo. Le racchette ai piedi rendono l'andatura un po' goffa, senz'altro rallentata rispetto al nostro passo normale. Una volta presa confidenza, ci si trova però a galleggiare in un paesaggio che conosciamo – se lo conosciamo – acuminato e verticale, e che nella rigida stagione invernale sorprende invece per le candide curve, per gli orizzonti morbidi creati dalla neve.

 

Per chi volesse mettersi alla prova, e (ri)scoprire nuovi scorci sulle magnifiche Dolomiti Bellunesi, suggeriamo di seguito alcune escursioni, più o meno impegnative.

 

  • Qui abita Heidi. All'altezza del passo San Pellegrino, che unisce Veneto e Trentino Alto Adige e collega Falcade (nel Bellunese) a Moena (in val di Fassa), c'è una bellissima passeggiata tra tradizionali tabià di legno, prati innevati, ghiaioni e imponenti crode grigio-bianco-rosate. Quella verso Forca Rossa è una ciaspolata adatta a tutti, perché senza pericoli e poco faticosa. Dalla conca di Fuciade, i più allenati possono raggiungere la Forca Rossa, una forcella dalla vista mirabolante che separa la val Fredda dalla val Franzedas. Per chi preferisse rimanere più in basso, è una gioia anche solo girottare ciaspe ai piedi tra gli antichi fienili di legno rosso, e immaginare come poteva essere – o potrebbe essere – la vita, qui.
  • Silenzi di guerra. Poco sopra il lago di Misurina, tra Auronzo e Cortina d'Ampezzo, si sale a tornanti verso il Monte Piana, lungo la vecchia strada militare che porta al rifugio Bosi. Il Monte Pianto – così veniva chiamato dai soldati che qui combatterono la Prima Guerra Mondiale – fu teatro di alcuni degli scontri più sanguinosi della guerra di posizione che sconvolse le Dolomiti un secolo fa. Oggi è un luogo dall'aura sacrale e dall'orizzonte indescrivibile: la vista da quassù è davvero mozzafiato, e spazia dalle Tre Cime di Lavaredo ai Cadini. Assolutamente consigliata la salita dal rifugio alla vetta (sono circa 30 minuti in più) di quello che oggi è uno tra i più bei monumenti alla Patria d'Italia. Altrettanto consigliata la discesa dal rifugio in slittino.
  • Monoliti verticali. Altra ciaspolata spettacolare, quella che dal passo Falzarego, sopra Cortina d'Ampezzo, sale al rifugio Cinque Torri. Si galleggia sulla neve guardando alle Tofane e alla Croda da Lago, ai Lastoi de Formin e all'Antelao… alcune delle cime più belle dell'Ampezzano. E si gode, in un'unica uscita, dei paesaggi montani più variegati: dal bosco innevato al lago ghiacciato, dalle crode incombenti all'ampiezza di alcuni panorami. Volendo, dal Cinque Torri si può proseguire fino al rifugio Scoiattoli, per una tazza di cioccolata calda rigenerante e un orizzonte anche più straordinario.
  • Un fiume Sacro alla Patria. Una bella ciaspolata, per chi si trova nella zona di Sappada, è quella alle sorgenti del Piave e all'omonimo rifugio. Sappada è un interessante centro assolato su su al confine con l'Austria. È un'isola linguistica germanofona, e tutto qui è da scoprire, dai toponimi ben poco italiani al dialetto dalle inflessioni bavaro-tirolesi, dai particolari sapori dell'enogastronomia alle vecchie case di legno, dalle tante borgate di questo Comune sparso alle sue domeniche di Carnevale antico, a tratti spaventoso. Con le ciaspe, consigliamo la passeggiata che dalla frazione di Cima sale lungo il sentiero naturalistico Piave fino alle sorgenti del fiume Sacro alla Patria, tra caratteristici fienili, gorgoglio d'acque e vette rosate.
  • Cime dimenticate. Infine, una ciaspolata in luoghi meno turistici e un po' più selvaggi, pur sempre nelle Dolomiti Bellunesi. La val di Zoldo, famosa oggi per i suoi gelatai e per il delizioso pastìn, un tempo era conosciuta per la lavorazione dei chiodi e per le fusìne. È una valle stretta, con bei paesi abbarbicati ai costoni pendenti, appena fuori dal bosco. Dalla frazione Pralongo di Forno di Zoldo si sale a piedi verso malga Pramper, lungo una comoda strada tutta curve nel bosco. Malga Pramper si raggiunge emergendo dagli abeti carichi di neve, ed è uno spettacolo: l'orizzonte si apre come un respiro, ecco la costiera rocciosa – è rosa, o arancione? – della Cima Prampèr.

 

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