news 09.05.2017

Le erbe spontanee delle Dolomiti bellunesi protagoniste di “Radicèle” l’evento enogastronomico  di  Mel

Tempo di primavera, tempo di erbe spontanee, ai piedi delle Dolomiti Bellunesi e della fiera in programma a Mel dal 18 al 21 maggio dedicata alle radicèle  prodotti tipici della zona pedemontana.

Le radicèle sono le foglie verdi del tarassaco (il dente di leone, il soffione, per intenderci), che nei primi mesi di caldo invadono i prati delle colline bellunesi, e che da sempre chi abita queste terre alte è abituato a raccogliere e a cucinare, o a mangiare crude in insalata (con il lardo, per trattarsi anche meglio). Ancora oggi, se capitate nel Bellunese e durante le vostre passeggiate primaverili incrociate signore che razzolano nel verde, accucciate e con una grande sporta di plastica al fianco, ecco, loro stanno cercando e raccogliendo radicèle.  

 

Sanno talmente di casa, qui, le foglie del tarassaco, che in un bel paese a pochi chilometri da Belluno è stata loro dedicata una festa, Radicèle – I sapori della primavera, che si ripete ormai da anni (dal 2010) e attira sempre più curiosi, golosi e visitatori. Quest'anno la fiera – che è dedicata non solo al tarassaco, ma in generale alle erbe spontaneesi terrà dal 18 al 21 maggio. Il paese che la accoglie è il magnifico centro storico di Mel, un borgo antico (Bandiera arancione del Touring Club) della valle del Piave, che se ne sta abbarbicato su una collina al cospetto delle Prealpi Bellunesi, con vista spaziosa su Vette Feltrine e Dolomiti tutte.

 

Le erbe spontanee, con i loro sapori ben caratterizzati, sono da sempre alla base di un buon numero di piatti poveri locali, nel Bellunese. Il momento giusto per assaggiarli tutti è la primavera. Dalla zuppa alle erbe con ortighe, briscandói e žigói (ortiche, luppolo selvatico e silene), alla pasta con radicèle (tarassaco) e pastin, dalle frittate agli gnocchi ai dolci, durante la fiera Radicèle si mangia con quello che da sempre offrono i bellissimi prati della Valbelluna, e non solo: le cucine della fiera non disdegnano altri deliziosi prodotti locali della Valbelluna, dai fagioli al pastin, alla polenta, ai formaggi di malga o latteria… Radicèle non è solo impienirse la panzha,però: la fiera è anche musica e folklore, passeggiate naturalistiche, incontri culturali, laboratori didattici, mostra mercato: per organizzare il vostro soddisfacente weekend etno-gastronomico nel Bellunese, date un'occhiata al sito www.radicele.it.

 

Anche senza l'occasione di Radicele, Mel è assolutamente un borgo da visitare, per le sue ville eleganti, i bei cortili nascosti, il panorama meraviglioso di cui gode… Il Touring l'ha riconosciuto Bandiera arancione (le Bandiere arancioni certificano i piccoli borghi eccellenti dell'entroterra) perché “presenta attrattori storico culturali di valore, ben conservati e frubili uniti a un contesto ambientale di notevole pregio e ben tutelato. Oltre ad un calendario di appuntamenti ricco e variegato, la località si distingue anche per la valorizzazione di prodotti agroalimentari e artigianali tipici”. Il borgo ha origini molto antiche: poco distante dal centro attuale, salendo verso Belluno, è stata scoperta una necropoli dell'VIII secolo a.C. (utilizzata in modo continuato dai Veneti Antichi fino al V secolo a.C.) composta di un’ottantina di tombe, di cui sette visibili, di forma circolare, formate da grosse lastre di pietra. Se siete incuriositi dalla storia più antica, vi consigliamo di visitare il museo civico archeologico, che si trova nel bel Palazzo delle Contesse, nella piazza centrale di Mel, e che conserva i corredi rinvenuti nella necropoli, tra anelli, spilloni, fibule e oggetti d’uso quotidiano. L'insediamento paleoveneto fu poi centro romano e altomedievale, quindi dominato per secoli – come tutto il Bellunese – dalla Serenissima repubblica di Venezia. Mel deve senz'altro la sua fortuna e ricchezza alla posizione privilegiata, al sole e nel bel mezzo della valle del Piave, poco distante dal tracciato della famosa via Claudia Augusta Altinate, che collegava la Pianura Padana con l'oltralpe. Per scoprire il centro del paese, suggeriamo di partire dall'ampia piazza centrale, piazza Luciani, e poi gironzolare senza meta tra ville, corti interne, scorci sulla Piave. Piazza Luciani è un amalgama di edifici eleganti di stili ed epoche le più diverse, dal '500 in poi: Casa Fulcis del XVII secolo, l'antica chiesa dell'Addolorata, Casa Barbuio, risalente al XIV secolo, Palazzo delle Contesse (oggi museo e spazio espositivo) e a sud, a chiudere la piazza e a riempire gli stomaci, l'Antica Locanda Cappello, risalente alla fine del XVII secolo. Poco lontano dal centro, un edificio con una storia curiosa: il Tempietto Fulcis, dal dopo Prima guerra mondiale Sacrario ai caduti, venne costruito come ex voto dalla popolazione di Mel (sponsorizzata dal marchese Falcio de' Fulcis) sopravvissuta a una terribile epidemia di colera attorno al 1840. La struttura originale dell'edificio, a forma di pantheon, si deve all'inventiva del famoso architetto feltrino dalla storia rocambolesca Giuseppe Segusini.