news 02.09.2015

Lungo la strada dei formaggi, tra le Dolomiti bellunesi patrimonio dell'umanità

Il sapore delle Dolomiti bellunesi. Per il viaggiatore goloso, una delle risorse per pianificare una visita in provincia è la Strada dei formaggi e dei sapori delle Dolomiti Bellunesi.

Fin dalla fine dell'Ottocento quasi ogni paesino di questo territorio aveva la sua latteria turnaria, dove i soci raccoglievano il latte delle proprie bestie – la montagna non è fatta di grandi allevamenti – e producevano collettivamente formaggi e burro, indispensabili per integrare un'alimentazione altrimenti molto spartana.

Le latterie cooperative esistono ancora, nel Bellunese, e continuano a produrre ottimi formaggi. Sono rimaste lì dove sono sempre state, nei centri dei piccoli paesini, e hanno una clientela affezionata che si sposta nel verde delle vallate dolomitiche per procurarsi il Gresal, la ricotta a cucchiaio, lo schiz migliore.

Quando si entra in latteria, la prima cosa che colpisce è l'odore: questo è uno degli ultimi luoghi frequentati dal pubblico che mantiene forte il proprio odore caratteristico.

Un esempio è la  latteria di Camolino che riceve latte da cinque con feritori: persone come Susanna, che alleva mucche da trent'anni insieme al marito e alla figlia, e nel tempo libero dipinge paesaggi di neve e profili di crode al tramonto. Tutto il latte prodotto – 45 quintali al giorno, nell'azienda di Susanna – va a Camolino, a pochi chilometri dalle stalle, dove viene trasformato in formaggi come il Casel, il Cremino e il Camolino.

Le piccole latterie locali sono diventate oggi dei veri e propri presidi del territorio: dal punto di vista economico, ma anche paesaggistico, visto che i formaggi si fanno anche con lo sfalcio dei prati.

Le latterie delle Dolomiti Bellunesi sono molte, distribuite un po' su tutto il territorio, specializzate ciascuna in uno o più prodotti ormai tipici. E non ci sono solo latterie cooperative, nella Strada dei formaggi: anche alcune piccole aziende agricole si sono date alla produzione di formaggi, di capra (come La Schirata, poco sotto Valmorel) o di mucca, e poi specialità come il Morlacco, uno dei cento formaggi italiani da salvare secondo Slowfood (prodotto in un'antica casera dell'azienda Formaggio di Speloncia).