news 17.03.2016

Pasqua in Valbelluna ai piedi delle Dolomiti bellunesi

Quest'anno Pasqua cade a ridosso dell'arrivo di primavera: niente di meglio che una toccata e fuga ai piedi delle Dolomiti, per un soggiorno all'insegna dell'arte e della buona tavola.
 

La primavera è forse il periodo più bello per visitare e scoprire la Valbelluna – perché “in questa piega dell'anno”, come scriveva il poeta Mario Luzi, c'è “tutto. Tutto incredibilmente”. I primi crochi a striare i prati di viola pallido, le prime passeggiate senza il giaccone pesante, quel senso di attesa fiduciosa che accompagna i nuovi inizi.  La Valbelluna in primavera è tutta un trepidare: le cime delle Dolomiti se ne stanno sempre aguzze e pallide sullo sfondo, ancora imbiancate di neve, ma nei rilievi più dolci delle Prealpi si fanno spazio i verdi brillanti, le prime gemme pelose sugli alberi, i fiori – prima i bianchi poi i viola poi i gialli…


Tra le proposte nel  week end lungo di Pasqua c’è quella di un “viaggio enogastronomico” alla scoperta dei sapori locali della provincia di Belluno – tra orzo e corniole, bruscandoli e funghi: un percorso che da Vas risale la Piave su fino al bellissimo borgo di Mel, sulle tracce ormai quasi favolose dei gamberi di fiume e della pittura popolare del Cinquecento e Seicento.

 
Vas è la prima tappa di questo viaggio lento e controcorrente. La Locanda Solagna, con i suoi balconi rossi e le sue otto camerette, campeggia nella piazza di Vas (Quero-Vas, per i santi pendolari della tratta Belluno-Padova) dal 1956. Col tempo è diventata un riferimento non solo per i locali ma per tutti gli amanti della buona tavola e dei piatti della tradizione veneta. Quello della Locanda Solagna (www.locandasolagna.it/) è un minuscolo ristorantino Slow Food: propone piatti preparati con prodotti locali (o anche localissimi, coltivati nell'orto “a metri zero” dei proprietari) e di stagione, che rivisitano la tradizione di queste vallate un po' enigmatiche – a dirla tutta, pare di entrare in una Macondo in salsa veneta, prossima a essere divorata dalla vegetazione. Tra le specialità della casa, zuppa di porcini, lumache alle erbe, torta di corniole (bacche selvatiche rosso acceso). La Locanda Solagna è particolarmente amata dai pescatori – la Piave è a meno di 300 metri, e questo tratto di fiume trasparente è perfetto per la pesca a mosca.

 

Le acque della Piave – e così quelle dei molti torrenti e rivi del Bellunese – erano un tempo animate dalla presenza zampettante del gambero di fiume. Dagli anni Cinquanta in poi, l'areale di questo piccolo crostaceo d'acqua dolce si è molto ristretto, e se un tempo i gamberi abbondavano nelle tavole in festa soprattutto dei signori, oggi non se ne vedono (e tantomeno mangiano) quasi più.

I gamberi di fiume venivano consumati anche in tempo di Quaresima – con buona pace delle indicazioni bibliche. Non a caso, in moltissime chiesette della Valbelluna (ma non solo: di tutto l'arco alpino centro-orientale e della pianura della Piave) le tavole imbandite delle Ultime cene affrescate tra il XIV e il XVI secolo sono colorate dal rosso acceso dei gamberi di fiume.
 

Tra pere e mele, pani, pesci, bicchieri e coltelli – forchette no, quasi mai, fateci caso: la forchetta è una conquista tarda – spuntano qui e lì alcuni o moltissimi gamberetti. Nei dipinti popolari delle chiesette che puntellano i prati vista Dolomiti delle Prealpi Bellunesi, il gambero, rosso carico, insieme preannuncia il sangue della Passione, denuncia il deviare dal retto cammino (il gambero cammina all'indietro) delle sette eretiche, annuncia sottovoce la prossima resurrezione (il gambero muta di corazza) di Gesù Cristo, in centro alla tavola tra gli Apostoli. Le dispute e i dogmi religiosi un tempo si raccontavano al popolo per immagini.

L'Ultima cena più emblematica (e facilmente fruibile) del Bellunese è quella che si può ammirare all'interno del Santuario dei santi Vittore e Corona, ad Anzù di Feltre.
 

Da Vas si risale il corso della Piave fino ad Anzù, poco distante dallo splendido centro storico di Feltre (tappa obbligata, per chi non ci fosse mai stato). Il Santuario se ne sta abbarbicato in posizione felice sul monte Miesna, ed è da visitare non solo per la sua magnifica Ultima cena, ma anche per la bella scalinata e la facciata slanciata al cielo, lo splendido chiostro affrescato (un sogno per l'ultimo Buzzati) e gli interni della Basilica, un incanto sincretistico di impronta giottesca. Tra le altre perle della chiesa principale, ecco l'Ultima cena, verde acqua, bianco, rosso e giallo ocra. Cristo siede in mezzo agli Apostoli, Giuda se ne sta immeschinito di qua del tavolo imbandito. Tra i tranci di pesce e i pani, l'agnello pasquale, il vino, le caraffe d'acqua e i coltelli, ecco abbondanti i gamberi rosso fuoco.

 

Terminata la visita al Santuario (prevedete almeno un'oretta), potrebbe essere tempo di mangiare qualcosa: la seconda proposta gastronomica si trova a Cart di Feltre. Nel menu del ristorante Panevin ((http://www.ristorantepanevin.it), tra gli antipasti compare una crocchetta ai gamberi… non di fiume, però. Il ristorante è l'ideale per chi ha fame di “cucina tradizionale arricchita di sapori odierni”. Al Panevin organizzano da tempo dei martedì a tema. Il 29 marzo, subito dopo Pasquetta, c'è la cena di pesce (niente gamberi). Per prenotare: 3475242086.
Per l'ultima tappa di questo viaggio gastronomico nella primavera bellunese, bisogna attraversare la Piave – a Busche – e salire fino al bellissimo borgo di Mel. Il ristorante da non perdere è l'Antica Locanda Cappello (http://www.anticalocandacappello.it), antica davvero: esiste e ospita viandanti fin dal Settecento. Oggi è anche più bella, dopo il recente restauro, e campeggia con la sua facciata rosso elegante nella piazza centrale del paese. Il Cappello propone un imponente pranzo pasquale per domenica 27 marzo (anche in questo caso, è gradita la prenotazione: 0437753651).

Il consiglio è arrivare al pranzo parecchio affamati, magari dopo una passeggiata sulle belle colline che circondano il borgo. Volendo, si può girovagare alla ricerca delle Ultime cene disseminate nelle chiesette della zona: dalla chiesa di san Pietro a Tiago a quella dei santi Vito e Modesto a Tallandino, e poi, san Valentino a Corte, san Bartolomeo e san Martino a Villapiana (Lentiai)… Se siete fortunati, riuscirete a sgattaiolare all'interno e godere delle Ultime cene salvate dalla calce e dai secoli.