news 05.12.2017

San Nicolò sulle Dolomiti bellunesi

 

Se vi trovate sulle Dolomiti Bellunesi all'inizio di dicembre, quando ormai, una dopo l'altra, sono attive – bianchissime – le piste da sci, potrebbe capitarvi di assistere all'arrivo di san Nicolò. San Nicolò, nella tradizione locale, è colui che porta regali ai bambini buoni, ed esiste da ben prima che arrivassero Befana e Babbo Natale.  

 

La popolarità di san Nicolò, vescovo di Myra, è dovuta a tre celebri miracoli: il salvataggio di una nave in tempesta, il dono della dote a ragazze poverissime e la resurrezione di tre bambini trucidati da un terribile aguzzino. San Nicolò è perciò il santo di marinai e naviganti – e, nel Bellunese, degli zattieri, che scendevano la Piave fino a Venezia, su zattere di tronchi dei boschi dolomitici – oltre che il munifico protettore dei più piccoli.

 

Nel Bellunese, è san Nicolò a portare i doni ai bambini, la notte tra il 5 e il 6 dicembre. La sera del 5 è tutta uno scampanellio, e un fuggi fuggi generale a tuffarsi sotto le coperte. Quando comincia a far buio, il santo si annuncia a suon di campanelli: un momento di puro terrore per i più piccoli, che sanno di non poter farsi sorprendere ancora alzati al suo arrivo. La sera di san Nicolò è probabilmente il giorno dell'anno in cui è più facile mettere a nanna i figli… Che vanno a letto diligentissimamente, ma solo dopo aver lasciato qualcosa da mangiare per il santo e per il suo asinello: tradizionalmente, pane, vino e biada.

 

Nel Bellunese, nel basso Agordino e in Alpago il santo si fa annunciare da anonimi invisibili servitori, che suonano i campanelli per avvertire del suo imminente arrivo. Nella parte più settentrionale della Provincia, ai campanelli si sostituiva un tempo il suono delle catene agitate dal diavolo in persona. In Ampezzo, nel Fodòm e in Cadore, la tradizione di san Nicolò è legata alle rappresentazioni del mondo tedesco: a Cortina d'Ampezzo il Santo è accompagnato da diavolacci spaventosi – i Krampus – che sono gli stessi della tradizione altoatesina. Nel Fodòm (alto Agordino), san Nicolò arrivava casa per casa vestito da vescovo e accompagnato dal Malan (vestito di pelle di capra, con la faccia coperta da una maschera nera e cornuta… come i Krampus!) e da uno o più angeli, a sdrammatizzare la scena, davvero spaventosa agli occhi dei bambini. Qualcosa di simile succedeva anche a Colle Santa Lucia.

In generale, i riti dolomitici nordici sono più teatrali e dettagliati, maggiormente legati alle maschere e alle forme che sono anche dei Carnevali di montagna, e rappresentano la lotta tra il bene e il male, il momento di rinnovamento nel periodo aridissimo (per la terra) del solstizio invernale. Il san Nicolò che si avvicina alla pianura è invece più discreto – giusto uno scampanellio.

 

Se vi trovate perciò nella parte bassa della Provincia, dedicate una serata all'ascolto dei rumori che vi circondano, provate a cercare i campanelli nel silenzio dell'imbrunire: è probabile incappiate in una delle manifestazioni piccoline organizzate qui e lì da pro loco e associazioni locali. A Belluno, potreste scendere all'antico porto di Borgo Piave, per cercare le tracce del santo dei marinai – la minuscola chiesetta di san Nicolò, ad esempio. Se vi trovate a Cortina d'Ampezzo, qui san Nicolò arriva il pomeriggio del 5 dicembre (alle 17.30, in piazza Angelo Dibona), portando regali per i bambini e vin brulè per gli adulti. Il 6 dicembre il centro di Cortina sarà ostaggio delle scorribande dei Krampus, che quest'anno saliranno anche in quota al rifugio Averau, il 9 e il 10 dicembre (dalle 10 alle 14). Infine, vi suggeriamo di spingervi fino a Colle Santa Lucia, per godere, in una sera da sempre magica come questa, della vista mozzafiato del gigantesco organo di pietra del Civetta.

 

 

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